Lividi
E’ un racconto senza capo ne coda, nato diversi anni fa.
Lo stile naturalmente è diverso: ero tentata di riscriverlo, alla fine ho cambiato poche cose essenziali per renderlo più scorrevole.
Avviso che argomento, parole e descrizioni sono forti. Spero non gratuite.
Ultima cosa ma non meno importante: non è autobiografico!
Grazie
ale
Mi afferra per un braccio, mi attira a se, vicinissimo.
- Vieni qua, volevo chiederti una cosa…
Finora non abbiamo parlato di niente in particolare.
Temevo il momento di “volevo chiederti una cosa”, un gioco che un tempo facevamo spesso, quasi ogni giorno, speravo se lo fosse scordato.
Bisbiglia, con le labbra vicine al mio orecchio. Mi sta abbracciando da dietro, è una sensazione strana sentirlo e non vederlo, mentre se ne sta appoggiato al muro di questa vecchia casetta. Mi stringe immobile, mentre io stessa sono appoggiata a lui. I nostri corpi, fusi, appaiono come una strana protuberanza del muro.
Davanti c’è la campagna aperta.
Prati verde bruciato, il sole violentemente luminoso del primo pomeriggio estivo, il cielo azzurro intenso, vitreo, come un turchese.
Odore d’erba tagliata, di fieno steso nei prati ad asciugare, di terra arida e polverosa che si sbriciola sotto le scarpe.
Frinire di cicale nascoste, qualche auto in lontananza, un leggero alito di vento caldo tra le acacie del bosco lontano.
Mi sento aderire a lui, attraverso l’abito leggero, che ormai si è appiccicato al corpo, sudato per il caldo e per l’emozione. A pensarci bene non è poi così strano averlo tanto vicino e non vederlo, è un po’ la metafora del nostro rapporto… Sorrido amaramente, rapporto! Forse legame, ma senza alcuna certezza.
Non lo vedevo da parecchio tempo, ci sentivamo ogni tanto, ci bastava. Aprivamo quella finestra nascosta, per affacciarci, parlarci, ritrovare conferme e risvegliare pensieri assopiti, per poi riaccostarla e rituffarci nel quotidiano, il suo diverso dal mio. Una leggera ma costante tortura quel ravvivare i nostri sentimenti, senza un dichiarato motivo.
Una telefonata, questa mattina. “Cosa ne pensi se vengo a trovarti?”
Gli ho risposto che non pensavo nulla, era lui che doveva decidere. “Sto imboccando l’autostrada”. Tre parole secche prima di riagganciare.
Adesso siamo qui, dove non incontrerò nessuno che conosco, dove nessuno verrà a disturbarci, non c’è nemmeno campo per il cellulare. Ci vengo spesso a leggere indisturbata, mi piace questo totale isolamento. Entro in casa, sfioro gli oggetti che sono rimasti, ritorno con la mente alla mia infanzia, rivedo care figure che non ci sono più, che rivivono tra la polvere che danza nel sole. E’ il mio piccolo mondo nascosto, naturale portarci lui, ne fa parte.
Ti stai isolando nei tuoi pensieri e non mi hai risposto… -
Che cosa vuoi sapere? –
Una cosa molto personale, tua, che però riguarda anche me. Ho quasi la certezza della risposta, ma voglio sentirlo dalla tua voce. Prima rispolveriamo le regole: se mi lascerai fare questa domanda, devi assolutamente rispondere, senza possibilità di giri di parole. Io chiedo, tu rispondi. A tutto quello che vorrò sapere. Perché dalla tua prima risposta può nascere un lungo discorso…–
Sospiro. Riesce spesso, e volutamente, a mettermi in crisi. Mi scava dentro, nell’intimo, dove non vorrei far arrivare nessuno. Lui sì, lui ci riesce e non si priva mai di questo affilato piacere, specialmente quando è sicuro di potermi procurare dolore.
Non mi sono mai tirata indietro, le sue piccole cattiverie sono il prezzo da pagare per continuare ad avere un contatto con lui, ma in questo momento vorrei solo potermi godere la sua presenza e il paesaggio.
Da quando è arrivato non ho nemmeno avuto il coraggio di guardarlo direttamente negli occhi, non voglio indovinare il motivo della sua presenza. Odio sentirmi così indifesa.
Non vorrei formulasse nessuna domanda. Preferirei averlo all’altro capo del telefono, non vederlo mi da la possibilità di mettermi sulla difensiva più facilmente, ora mi sento in completa balia della sua voce, delle sue braccia.
Ogni volta che sussurra sento il suo alito caldo solleticarmi il collo, sono già ubriaca di lui, credo che le ginocchia cederebbero improvvisamente se non mi tenesse così forte, sento le costole indolenzite tra i suoi avambracci.
Ho paura che stia giocando con me per vedere dove riuscirà a spingermi. Forse non ci spera ancora, mentre io so già di non avere più limiti e difese.
Un lungo discorso o una fila interminabile di domande?
Non cercare di deviare i miei pensieri. Ti ricordi le regole? Chi inizia conduce.
Scusami – aggiungo una lieve nota di sarcasmo – chiedi pure. Forse, per una volta, riuscirò a sorprenderti, dicendoti più di quello che vuoi sentire
Lo sento sorridere anche se non vedo il suo viso. Avverto gli angoli della bocca che s’incurvano, mi spaventa non riuscire ad indovinare la provenienza di quel sorriso. Poi torna serio. Mi serra ancora più forte, come se avesse paura che possa scappare via dopo aver sentito quel che ha da chiedermi. Mi manca il fiato, per la stretta delle sue braccia, per il caldo, per questi secondi che passano così lentamente. Si avvicina nuovamente con le labbra al mio orecchio, e io chiudo gli occhi mentre aspetto di sentire la sua voce.
In tutti questi anni, ti sei mai masturbata pensando a me?-
Improvvisamente mi sento bruciare, mentre mi chiedo come faccia a conoscere una parte così intima del mio essere, come faccia a colpire sempre il bersaglio con una precisione indiscutibile. Le sue parole sono come macigni che rotolano dentro di me, e continuano a precipitare, senza trovare il fondo. Lo sento stringermi ancora un po’, quasi impercettibilmente, come a sollecitare la risposta. Non vuole lasciarmi il tempo di pensare ad una scappatoia che, del resto, non esiste.
Sì.
Quando?
Quando ti sento così intensamente che non posso farne a meno, di solito dopo che ci siamo parlati… A volte nei momenti più impensati, quando avverto che anche tu mi stai pensando profondamente
Che cosa immagini?
Chiudo gli occhi
Non hai nessuna fantasia mentre lo fai?
A volte penso che siano le tue mani… Oppure che tu sia lì a guardarmi…
Raccontami come lo fai, i gesti che compi.
Se la pelle scotta, testa e cuore gelano, mentre le sue parole s’insinuano in me, insopportabili, e ruzzolano aggrovigliandosi intorno ai pensieri, rendendoli inefficaci.
Perché mi stai facendo questo?
Ricordi? Io chiedo, tu rispondi. Non puoi tornare indietro. Voglio vederlo attraverso le tue parole.
Mi stendo sul letto, se sono sola a casa. Oppure mi chiudo in bagno, anche fuori cerco un bagno… -
Mi ascolto parlare, sto cercando di staccarmi dalla mia voce per riuscire ad andare avanti. Inaspettatamente riesco a prendere un tono più rilassato e forte, non voglio fargli intuire quanto questa situazione stia ingarbugliando la mia ragione. Racconto, e mi sembra di descrivere i gesti di un’altra persona.
Mi tolgo gli slip, o li scosto, dipende dalla situazione. Con la mano destra mi accarezzo tra le gambe. Se il tempo lo permette, mi tocco lentamente, e ogni volta che arrivo vicina all’orgasmo, smetto, mi calmo, riprendo. A volte metto uno specchio davanti a me, per vedere quello che tu vedresti. Vado avanti così finché non sto male dal desiderio, solo allora mi lascio andare. Altrimenti è tutto rapido, non devo fare altro che toccarmi in quel punto preciso, senza indugi. L’idea di perdermi in quel piacere è forte come una droga, non riesco mai a dominare l’impulso. Devo farlo e basta, non ho il controllo di me. Quando riprendo coscienza di me stessa, avverto immancabilmente uno spasimo insolito al basso ventre. Quel dolore mi accompagna per molte ore, ricordandomi che, una volta in più, il pensiero di te è stato più forte di qualsiasi altra cosa.
Pensi a me quando fai l’amore con tuo marito?
Immaginavo che sarebbe stato inesorabile prima di cedere a qualsiasi altro istinto, ma non credevo che avrebbe cercato di aprirmi un buco nel cuore. Sento già un’enorme voragine nel petto, ma lui continua a scavare impietoso. Cerco di divincolarmi.
Possiamo smettere?
No. Voglio sapere.
Mi da una stretta così forte che non riesco a respirare più, poi allenta un po’ la presa. Continua a tenermi per la vita con un braccio, mentre una mano sale sul mio viso per accarezzarne il profilo.
Chiudo la luce, al buio è facile pensare che sia tu. Non ti assomiglia, ma non ho mai dovuto fingere, anzi, per ciò che posso ricordare, posso affermare che è bravo almeno quanto te.
So che quest’ultima frase lo ha ferito. La sua voce si affievolisce sino a diventare un lieve sussurro.
Sapevo che eravamo simili, ma non credevo fino a questo punto…
Senza accorgermene mi sono morsa il labbro inferiore a sangue, adesso pulsa rabbiosamente, in simbiosi con tutto il mio essere. E’ stato tremendamente sottile, ha fatto parlare me, ma alla fine ha ammesso di comportarsi allo stesso modo, senza aver bisogno di aggiungere altre parole. Mi sento usata, non è una sensazione nuova e nemmeno troppo spiacevole. Si è sempre servito di me per guardare sul mondo, senza fare sforzi, vivendo attraverso i racconti delle esperienze che abilmente mi spingeva a compiere. Non sono mai riuscita a sottrarmi alle sue pretese.
Hai mai cercato di farti un’idea di quello che ci tiene uniti?
Di continuo. Ultimamente penso che è una malattia, come un cancro che s’insinua profondamente, che non riesci a strappare e te lo devi portare dentro, giorno dopo giorno, sperando che non ti uccida troppo rapidamente.
Mi stringe un braccio, non credo abbia idea di quanto forte lo stia facendo.
Davvero sei così cinica?
Cinica? Ero convinta di sembrare disperata. Credevi ti parlassi d’amore? – Mi stringe il braccio più forte – Allora sei ingenuo. Tutto questo è un tormento continuo, una mania, un accanimento che non può defluire in nulla, se non nelle nostre ossessioni. Io non ho posto nella tua vita, tu non ne hai nella mia. Quando ci parliamo, quando ci vediamo, è come entrare in un’altra dimensione, che si richiude quando ci separiamo. Insieme, nella vita normale, non camperemmo nemmeno un giorno, ne sono sicura. Non ho mai avuto la tentazione di stravolgere la mia esistenza per te, preferisco andare avanti così, finora non si è fatto male nessuno.
Credi sia giusto per le persone che ci stanno accanto?
Mio marito non si è mai accorto di nulla. Non finge di non sapere o di non vedere, semplicemente non ha motivo di dubitare di me, l’amo perché è semplice amarlo. Se faccio l’amore con lui pensando di farlo con te, è un problema mio, non suo. Non ha mai avuto di che lamentarsi. Immagino che per te sia lo stesso. Ti ricordo che ci siamo legati ad altre persone, nonostante noi e tutto quello che già c’era tra noi. Continuo a pensare che sia stata una buonissima e necessaria soluzione. Lo hai detto un momento fa che siamo simili, lo siamo da far paura.
Sei una strega.
No, credo di essere crudele. E lo sei anche tu, almeno quanto me.
Mi accarezza il viso con la mano aperta, calcando con le dita sulle palpebre, sul naso e sulle guance. Sento il sole bruciarmi il viso e le braccia, sento il suo corpo caldo quanto il sole. Non riesco più a trattenere le lacrime che la rabbia e l’umiliazione mi hanno fatto salire, le sento fresche, un sollievo, non solo fisico.
Puoi smettere di stringere così forte, non credo di avere la forza per scappare.
Allenta la stretta, senza smettere di abbracciarmi. Mi accarezza le spalle, il seno, cerca d’essere leggero, gentile, ma non è da lui. La dolcezza dei suoi movimenti è bugiarda, smascherata dal respiro corto, dalla bocca sulla mia spalla, dai denti che affondano leggeri ma decisi, rivelando una fame che riconosco uguale alla mia, risvegliata dal gioco crudele al quale mi ha sottoposto.
Non trattarmi come una bambina impaurita, non lo sono.
Lascio scendere l’abito fino alla vita prima di voltarmi, scostandomi leggermente, fissandolo con aria di sfida.
Ci scrutiamo per un lungo momento, mentre non avverto più nessuno dei rumori lontani che ci circondano.
Un attimo e siamo uniti, ci divoriamo a vicenda, frugandoci convulsamente, senza pause, senza staccarci, con un’ingordigia che aumenta in maniera esponenziale man mano che andiamo avanti.
Le mani stringono e segnano, senza ombra di nessuna amorevolezza, prendono semplicemente possesso di quello che, per qualche istante, ci appartiene.
Sembra che niente possa bastare, non le nostre lingue, non le nostre dita, non la nostra saliva, non i nostri umori, nulla è abbastanza da placare questa bramosia che inghiotte anche le nostre anime.
Sento l’erba e i sassolini aguzzi sotto la schiena, mentre rimaniamo abbandonati, distesi, abbracciati, apparentemente appagati. Non è stato liberatorio, il piacere provato non mi ha riempita di amore. Mi ha solamente svuotato e immalinconito, ancora più cosciente di questa irragionevole situazione.
Sul braccio, dove prima mi ha stretto, stanno affiorando i segni bluastri delle sue dita.
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Grazie Virgi cara, sono contenta che ti sia piaciuto questo piccolo esperimento del passato! Grazie!
Bacio
ale
ma che perla mi ero persa…ti tiene li’ dalla prima all’ultima parola…questo testo é molto forte Ale, bravissima.
meno male che non hai cambiato nulla , quell’apparente confusione rende alla perfezione l’intensità di quello che vive lei e che ci fai vivere insieme a lei. Mentre leggi sembra di sentire il suo respiro affanato.
Grazie a tutte!
Non è stato facile, ma sono contenta di aver condiviso questo racconto.
Come sempre, adoro il modo in cui scrivi!
Con affetto, Laura
Se avevi paura che alcune frasi fossero gratuite, ti rassicuro subito, non lo sono.
L’ho letto sentendo il respiro dei personaggi su di me… Tante emozioni diverse e nel contempo l’assenza del sentimento più vero, l’amore!
Bellissimo il personaggio femminile, forte ma fragile nello stesso tempo, ê possibile?
Bravissima, ma questo ora spero che lo sai…
Giovanna
Leggere cose scritte prima della nostra conoscenza per me è un onore. Vostra affezionata lettrice ormai, non posso fare senza. Questo racconto mi ha coinvolta, scorso in religioso silenzio, sentivo la “voce stanca, quasi meccanica” della narratrice, tensione psicologica a manetta.. hai scritto che è senza capo ne coda, per me ne ha in abbondanza. Particolare e ricercato, lo stile diverso.. ma quando una è Brava.. cosa te lo dico a fare? Grazie Ale, per cosa? Per averlo pubblicato. Lo aspettavo da tempo *-* bacio.