Per Lei
Una sorpresa.
Una sorpresa per lei.
L’unica ragione.
L’unico amore.
Alice era in grado di vedere tutto, sapere tutto quello che mi riguardava.
Non le era necessario concentrarsi su di me per farlo, eravamo legati sopra ogni cosa.
A volte credevo potesse scorgere le mie decisioni prima che io stesso le conoscessi.
Il mio piccolo, spaventoso, incontenibile destino eterno.
Tutto quello che volevo per una volta era sorprenderla.
Pensai.
Un modo.
Un diversivo.
Una tattica
…
Jacob.
Schizzai via dalla riva del fiume, sperando che la mente del mio amore fosse impegnata, distratta, o almeno poco attenta per una volta ai miei cambiamenti.
Chiedere aiuto ai lupi era come bruciare vivo. Disonore maggiore Hale, disonore e tradimento.
Ero l’unico a pensarla così ormai, anche Rose dopo la nascita di Nessie aveva abbassato la guardia.
Io no. Avevo lottato con loro, visto i loro sguardi fieri durante la battaglia. Impossibile non temerli.
Ma per lei…
Per lei tutto.
Avrei chiesto.
Supplicato.
Per lei tutto.
Andai da Bella. Lei sapeva dov’era Renesmèe, e quindi anche Jacob. Era incredibile la potenza dell’imprinting che lo legava alla nostra piccola. Le sue emozioni emanavano un calore universale, meraviglioso.
Ammetto che stare con loro due mi rendeva sempre sereno e rilassato.
Ma ora mi serviva solo il buio del lupo, la sua diversità era il mio vantaggio. Lei era cieca con loro.
Corri Jasper.
Una cosa,
un ricordo,
per sempre.
Il mio dono.
“Jasper, che sorpresa!” “Ciao Bells, sai dove sono i piccoli?” “Non sono piccoli, e sono in giardino.”
Bella fu discreta, gentile, e sorridente. Non chiese, non spiegai. I ragazzi erano dietro casa, accanto al laghetto, potevo già avvertire la felicità che scorreva loro tra le dita, nei respiri.
Scusatemi, sto per invadervi, ma è per la mia unica ragione di vita, lo fareste anche voi. Interruppi l’idillio bussando delicato contro il vetro di casa, Nessie arrivò come un turbine di farfalle.
“Zio tranquillo, è antiproiettile, nonna ci tiene che resti in piedi! Cosa fai qui? Resti un po’? Non ci sei mai! ”
Piccola,
cuore vivo,
non posso.
Non ora.
Perdonami.
“Renesmèe mi presti Jacob?” Parlai in fretta, sorridendo, e lei si allarmò.
Lo percepivo forte, come prima c’era la gioia del loro calore, ora incombeva la paura della separazione.
E la paura era più grande, perché a separarli ero io. “Tesoro non è nulla, mi occorre aiuto per una cosa.”
“Come?” L’espressione di Nessie cambiò immediatamente, vagando tra l’incredulo e il felice, che mi stessi finalmente avvicinando ai lupi? “Aiuto da me?” Anche Jacob colse l’ironia della cosa. Già.
Eterno rivale.
Unica arma.
Per lei.
Per lei.
Per lei.
L’amore che nutrivo per Alice non era descrivibile, andava oltre ogni comprensione.
Quello che mi legava al mio folletto era bisogno, desiderio, costante gratitudine.
Lei era la mia salvezza, non ricordava chi fosse, ma conosceva me, aveva cercato me.
Un uomo finito, un essere immortale che non aveva più nulla per cui vivere.
Poi arrivò a prendermi, piccola segugia, a trascinarmi via dal dolore.
Era la mia luce.
L’aria.
Il sogno.
La forza.
Il mondo.
Lo avrei spiegato a Jake, e lui avrebbe capito. Ne ero certo. Sentiva lo stesso fiume di emozioni per Renesmèe, non poteva ignorare la mia richiesta. La salutò con un bacio sulla guancia, lasciandola tra l’emozione di quel gesto e la tristezza dell’abbandono “Torna presto” sospirò “Sarò qui il prima possibile Ness.”
La scena aveva tutto l’accento melò di suo padre, dovevo ricordare di dirlo a Edward.
Muoviti.
Muoviti.
Lupo sbrigati.
O sentirà!
Saprà.
Salutai mia nipote, e Bella fece capolino dal salotto con un libro tra le mani.
Volevo una festa per Alice organizzata da loro, dai licantropi, nessuno doveva sapere, nemmeno io.
Eccomi.
Ti sento.
Amore,
tranquilla.
Arrivo.
Alice era inquieta, non mi trovava e non mi vedeva. Stare vicino ai lupi era un gesto incomprensibile da parte mia, avrei dovuto inventare una scusa, e propinargliela con Edward lontano da lei. Si sarebbero letti nel pensiero a vicenda, e non avrei mai potuto ingannarli. Era quasi fastidioso a volte il legame tra loro due, sapere che erano fratelli solo di fatto e non di sangue mi irritava.
Mi stizziva.
Geloso?
Io?
Si.
Per lei si.
“Jasper?” “Si Jacob, scusami, devo andare. E’ tutto in mano tua, vostra. Non deve saperlo nessuno, men che meno Renesmèe.” Abbassò li occhi e sorrise “Se lo scopre mi ammazza!”. Mi alzai rapido dalla riva e lo imitai stendendo le labbra “Può essere.” Corsi veloce verso casa. La mia piccola soffriva per me, maledetto me, per pochi istanti ancora. Lontano dal licantropo mi avrebbe finalmente rivisto, e in un attimo sarei stato da lei a consolarla, cullarla sul mio cuore di roccia pulsante.
Quanta fortuna,
gioia immeritata.
Amava me.
Voleva me,
e di lei vivevo.
“Jaz?” Ero già sulla porta, sentivo il suo scalpiccio da bimba e avvertivo il calore di donna che emanava irrequieta, impaziente. Con che grazia mi avvolgevano le sue emozioni, e con che forza mi attiravano a lei.
Ero schiavo della potenza del suo amore, percepire quell’ energia nell’aria era una droga, l’unica che riusciva a farmi dimenticare il sangue umano. Il mio fato aggraziato e danzante riusciva a rendermi migliore di quanto non fossi in realtà.
“Sono qui.”
Vola da me.
Diamante,
farfalla,
vola da me.
In una piroetta mi avvolse le spalle trascinandomi nella musica del suo corpo.
La abbracciai sollevandola da terra per permetterle di baciarmi. Non lo facevo mai per primo, volevo essere certo che decidesse lei di amare il mostro che ero. Una piuma le sue labbra sopra le mie, mentre giocava con le dita nei miei capelli arruffati.
La fissai perso nelle iridi d’oro.
Dono eterno.
Luna vibrante.
La mia scintilla.
La mia scintilla.
“Dov’eri finito?” Con fare sornione mi parlava a pochi millimetri dal viso, misurando ogni movimento per non allontanarsi e non toccarmi. “Ti amo.” risposi. La premessa era fondamentale. Sorrise scaldando l’aria.
“Jacob aveva bisogno per Nessie.” Sgranò gli occhi sbalordita “E lo ha chiesto a te?” “A chi poteva chiedere un consiglio da uomo e vampiro? Carlisle è a caccia, resta Emmett? O magari Edward?”
Rise spargendo cristalli di luce per la stanza.
La gioia,
la luce,
il desiderio,
la vita.
La mia.
Quando rideva tra le mie braccia era come se richiamasse sole e stelle al suo cospetto, e lei unica regina della volta celeste. Il suono della sua voce si affievolì piano, e tornammo a guardarci, lontani dal mondo attorno.
“Mi sei mancato ragazzo del sud.” disse socchiudendo le palpebre e avvicinandosi di nuovo alla mia bocca.
“Anche tu, piccola incantatrice.” Il contatto fu dolce e forte, il suo sospiro mi bruciò più del veleno stesso.
Dovevo fermarmi, o non avrei controllato la mente. Avrebbe visto. Mi allontanai appena.
“Amore,
aspetta.
Non ora,
non qui.
Usciamo?”
Rimase quasi delusa, le accarezzai il viso niveo cercando di farle sentire quanto la desideravo e lei mi afferrò la mano. “Perché?” un piccolo broncio le intenerì l’espressione. “C’è un tramonto stupendo, degno di te, e nella foresta potremo stare tranquilli. Non vorremo perdercelo, vero?”
Esitò un poco. Sapevo quanto amava la luce e quanto le mancasse non potervisi esporre senza conseguenze.
Una delle cose che più rimpiangeva della sua vita umana.
Sorridi,
amore sorridi.
Il sole è tuo.
Il sole sei tu.
“Si,” sospirò “hai ragione. Fuori è davvero bello stasera, un’altra sera.”
Un’ombra leggera le scurì lo sguardo, per poi essere inghiottita dal suo stesso guizzo vitale.
“Andiamo allora.” e le baciai la piccola mano. Aggraziata si allontanò, stringendomi il polso per tirarmi fuori.
“E sia!” disse allegra “il crepuscolo ci attende.”
Lupi correte,
fate presto.
Manca poco.
Arriva lei,
la mia eternità.
La brezza della sera correva delicata, trasportando un profumo intenso di lavanda e ciliegia che conoscevo molto bene.
Alice balzò avanti muovendosi come se stesse ballando la sua personalissima melodia, creando un turbine fragrante, meraviglioso.
“Dove vuoi andare?”intonò canticchiando. Frenai tirandola dolcemente a me “La nostra collina.” le sussurrai all’orecchio. “Uh si! La nostra!” battè le mani davanti al viso scintillante “Adoro quel paesaggio!”
È magia.
Dei nostri ricordi.
Dei nostri baci.
Nati là.
Vivi là.
Saltellò brillante tra gli alberi. Sembrava capace di tramutare in gioco anche una semplice camminata.
La sua gioia mi scaldava l’anima. “Hai ragione amore,” disse guardando il sole “è davvero stupendo.”
Continuava a volare mentre fissava la luce ardente. I suoi occhi irradiavano oro riflesso, liquido, avvolgente.
“Sul promontorio sarà più bello.” incalzai. “Con te è più bello,” rispose stordendomi col sorriso “oh si, con te si!”
Sarà perfetto.
Sarà unico.
Sarà suo.
Sarà sorpresa.
Finalmente.
Iniziammo a correre, correre davvero. Sentivo l’aria fischiare nelle orecchie, mentre l’adrenalina dello scatto e dell’impazienza mi scorreva nelle vene vuote. Ancora un attimo. Secondi forse. I tronchi si facevano più radi e sottili. Eravamo al limitare dell’abetaia, tronchi argentei infuocati dal finire del giorno. Oltre alla piccola collinetta, vicino allo strapiombo ci aspettavano loro. Loro.
“Jaz.” Si bloccò di colpo sulle punte. “Jaz, lo senti?” “Amore cosa?” “Questa puzza, è un impressione mia?” “Piccola credo che tu stia cercando qualcosa che non c’è.”
Calmo.
Stai calmo.
Mente vuota.
Non pensare.
Non ora.
Fiutò ancora l’aria. “Eppure sembra…” La strinsi a me in un abbraccio improvviso, la legai con un bacio intimo e caldo. Sciolsi le sue labbra lentamente, appena prima di confondere me stesso in quel contatto.
“Andiamo?” Usai il tono più ricco di sottintesi che avevo. E Funzionò.
Riaprì lentamente gli occhi radiosi rispondendomi con una carezza sul volto sfregiato. Giocò languida coi miei capelli biondi e con un sospiro si allontanò, lasciandosi accompagnare dalla mia mano sul fianco. “Si, andiamo.”
Palmo a palmo.
Cuore a cuore.
Tutto pulsa,
tutto ribolle.
È mia. Mia.
Misi solo un poco più di forza nella presa mentre ci avvicinavamo al prato scosceso, voltandomi a guardarla adorante. Le nostre dita intrecciate, i nostri corpi elettrizzati. Sentivo la carica della sua pelle morbida.
Saltava zigzagando, seguendo non so quale ritornello, era attratta e svagata. Tutto a mio favore.
Sentimmo un fruscio, un ramo spezzato. Alice si rannicchiò a terra, io al suo fianco. Poi saggiò la brezza, sempre in cerca di quello che sapevo avrebbe trovato. “Ma questo è…” “Ciao mostriciattolo!”
Si alzò.
Si illuminò.
Rabbia.
Provava affetto,
anche per lui.
Per Jacob.
“Lo sapevo! Ormai posso riconoscere il tuo fetore al volo!” “Fetore eh?” Scherzavano insieme come non ci fossero differenze tra loro. E nel frattempo il lupo mi guardava. “Cosa fai qui Jake?” chiese. Colsi l’occasione al volo. “Gli ho detto io di portarla qui.” “Portarla?” trasecolò Alice. Jacob comprese sagace. “Si nanerottola, portare Nessie.” “Nessie? La mia Ness?” si voltò a studiarmi. “Lo sapevi?” Scrollai le spalle. “Sapevo che la avrebbe portata, ma non sapevo quando.” Sorrise complice a entrambi “Posso andare a salutarla?” “Certo! Ti ho sentita una vita fa, ho il naso buono io!” “Presuntuoso!” Un buffetto sul braccio e si allontanò.
Ecco.
Ecco.
Il momento.
Pochi passi.
Vai amore.
Jake mi diede una spallata amichevole. Risposi con una pacca sulla schiena, grato, infinitamente grato.Mentre metteva un piede sul culmine del promontorio ci fissò dolcemente con gli occhi lucenti e assurdi. “Grazie.” sussurrò. In quel momento si levò un boato. “SORPRESA!” Tutte le persone che amava di più. La nostra famiglia, il branco insieme alle ragazze, Billy e anche Charlie con Sue. Edward mi si avvicinò. Lo sentivo tranquillo, dispiaciuto. “Lo sai vero?”disse. “Si, ma dovevo tentare Ed. Dovevo.” “Ma lei è davvero felice Jaz. L’ha capito solo poco fa. Ha visto Esme, troppo amore.” disse comprensivo. Abbassai lo sguardo scuotendo il capo.
Avevo fallito.
Ancora.
Sorprenderla?
Impossibile.
Avevo fallito.
“Forse non hai capito Jasper.” disse Edward tranquillo. “In tutta la sua vita nessuno ha mai pensato di prepararle una festa simile, studiando il modo per farlo.” La guardai mentre passava a salutare tutti, tenendo Nessie per mano e gridando a Paul di lasciar stare Emmett. “Edward come devo fare?” “Lo sa.” rispose alla vera domanda “Sa quanto la ami, e questo è il regalo più bello che le abbiano mai fatto.” Chiusi gli occhi arrabbiato come mai. Sentii una mano gentile, un profumo estivo. Sentii le labbra delicate del mio destino sfiorare le mie. Sentii le sue parole sussurrate.
“E’ perfetto.
È unico.
Lo adoro,”
Mi baciò.
“Ti amo.”
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Ciao mela, proseguo nella lettura dei tuoi racconti appena l’erede me lo consente con i suoi sonnellini!
Romantico, profondo, unico. Proprio com l’amore che sei riuscita a descrivere così vivido.
Un bacione mela, sai quanto io ti stimi
come è dolce jasper
Adoro questo piccolo racconto…come adoro jasper e alice! L’avevo già letto nel forum ma non mi stanco mai di rileggielo! E’ una storia piena di amore e dolcezza…veramente bellissima!!!Mi è piaciuto tantissimo!Complimenti davvero!!! laura